Introduzione - Anna Mieli

La storia delle mostre di affreschi staccati ebbe inizio nel 1957, con la Prima Mostra che aveva lo scopo, dichiarato da Ugo Procacci nella sua introduzione al primo catalogo, di presentare il lavoro di salvataggio di numerosi affreschi e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione disastrosa in cui versavano ancora tanti capolavori. Dato il grande successo di pubblico e critica, nel 1958 e 1959 ne furono organizzate altre due, con l’aggiunta di nuove scoperte e di ulteriori restauri, soprattutto di sinopie. Dopo la deludente edizione del 1966, riscosse invece  grande successo l’esposizione The Great Age of Fresco, che dal 1968 al 1970 toccò numerose capitali mondiali e approdò nel 1971 a Milano, a Palazzo Reale. Nel 1972, infine, furono dedicate al tema degli affreschi molte sale della mostra Firenze Restaura, tra le quali ben sei ospitarono una parziale riproposizione di quella mostra itinerante.

L’idea di un sito web dedicato è nata durante il riordino di un consistente fondo di immagini e documenti di restauro relativi alle attività di stacco, strappo e restauro, condotte dal Gabinetto Restauri e proseguita poi dall’Opificio, di un patrimonio di pitture murali di eccezionale importanza, nell’arco di circa sessanta anni.

Verificata la perfetta corrispondenza tra la documentazione presente in Archivio di alcune centinaia di opere, staccate a partire dal Secondo dopoguerra e la fine degli anni ’50 del Novecento, e quelle pubblicate nei cataloghi delle tre mostre del ’57, ’58 e ’59, è stato creato un database completo di tutto il materiale presente, compresa una straordinaria collezione fotografica di alcune decine di migliaia di immagini. Le informazioni contenute nelle schede inserite, sono state rielaborate seguendo i criteri di normalizzazione ormai collaudati, corredate da fotografie e da documenti originali, al fine di creare la mostra virtuale che qui presentiamo.

Le esposizioni degli anni ’50 sono state riunite in uno stesso sito web, perché di fatto costituivano le tre puntate in successione di un’unica mostra, riproponendo, la seconda, una parte delle opere già presenti nella prima (in qualche caso con l’aggiunta delle rispettive sinopie) e la terza quasi tutte quelle della seconda con in più circa settanta “pezzi” inediti.

Con la consapevolezza del valore di tali progetti, questa seconda mostra virtuale prosegue l’opera di valorizzazione e divulgazione delle immagini e dei documenti dell’Archivio dei restauri e fotografico dell’Opificio delle Pietre Dure, iniziata nel 2012 con Firenze Restaura. Il Laboratorio nel suo quarantennio.

                                                                                                                      Anna Mieli